ATPU – Ep.126 – Vaga figura di…

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ATPU – Ep.125 – Uscita breve

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ATPU – Ep.124 – Tediosa

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ATPU – Ep.123 – Spidercat

Oggi doppio post di ATPU perché sono stordita e mercoledì scorso non ho postato, o forse sì. BHO

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ATPU – Ep.122 – Rimba


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ATPU – Ep.121 – Quo vadis

Il senso di orientamento di una patata

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[Recensione] Le Ceneri della Fenice – The Fade

ArisFitzMaurice è una scrittrice Wattpad che ho sempre stimato molto per i suoi romanzi pregni di blues and rock and roll, quindi trovare una sua recensione così approfondita sul mio romanzo mi ha fatto un piacere immenso. La recensione è disponibile su Wattpad, ma se non disponete di un account la riporto qui sotto.

recensione Le Ceneri della Fenice

Da sempre mi reputo una persona fortunata. La vita può impegnarsi fino allo sfinimento coi suoi colpi mancini e quando lo fa, di solito, mi volto verso di lei con uno sguardo assai perplesso e tanta, ma tanta sufficienza. Infatti, gira e rigira su Wattpad m’imbatto in questa storia che se non inserissi in questa raccolta, difficilmente potrei continuare a reputarmi una persona onesta, da un punto di vista intellettuale. Se dovessi definirla con una metafora, l’immagine più calzante che mi viene in mente è una partita a poker con l’autrice. E quando si gioca a carte, che se ne dica, un po’ d fortuna serve sempre.

Venendo a noi, se state cercando una storia originale che si addentri nel mondo delle rock band – e so che ne avete voglia – questa fa al caso vostro. Se invece state cercando la classica storia dove una cinica e dannata rockstar s’innamora di una fan o se non di una fan, di una ragazza normale, dove il vecchio e sempre valido regna sovrano, beh, questa non è la storia per voi. Perché l’autrice di quest’opera sa che cosa vuol dire dar senso a una trama, sa che un personaggio ha bisogno di tante parole, tanti capitoli e tante fasi prima di poter crescere, evolversi e infine umanizzarsi; in special modo se la suddetta rockstar vive in un mondo che non appartiene a noi comuni mortali, com’è giusto che sia. Adorerete la protagonista femminile: Fade. La sua caratterizzazione è forte, a tratti inquietante, ed essendo pure avvolta in una nube di mistero, che la mano dell’autrice ha saputo spargerle intorno con uno stile brillante e con molta maestria, sono sicura che non ve la scorderete per tanto tempo.

All’inizio vi spiazzerà, perché pur non essendo una star, non è una ragazza comune e non vive come si suol dire da Cristiani, passatemi l’espressione. Fade ha un suo passato, che verrà svelato al momento giusto e quando sarà giunta l’ora di mettere le carte in tavola. L’autrice non è solo un avversario al tavolo a cui vi siederete, è pure il banco ma non bara, anzi, gioca parecchio pulito. Fidatevi.

Ad affiancarla c’è un altro personaggio bizzarro e quel folletto ipercinetico e matto da legare non potrà che incuriosirvi per le fattezze, per la simpatia epidermica e infine per quello che metterà in moto. Senza di lui, senza Jag , il protagonista maschile, Nef , nel ben e nel male non potrebbe essere il motore immobile che invece è convinto di essere. Non posso darvi troppi dettagli perché basta uno spoiler di troppo e sparisce la magia della lettura. Questa raccolta è nata per invogliarvi a leggere e non per sciuparvi la gioia della scoperta.

Nef, veniamo a lui. Forse per correttezza nei suoi confronti dovrei chiamarlo Dio – e già lo vedo che annuisce soddisfatto, d’altronde non si sarebbe aspettato niente di meno. – perché cammina dieci metri da terra e tutto il mondo lo incoraggia in questo suo incedere. Della rock star blasonata ne conserva ogni tratto caratteristico: è stronzo, è pieno di donne, a modo suo è sensibile e dotato d’intelligenza artistica e infine è pure suonato come una campana. Per la cronaca, suona il basso in una band dal successo internazionale chiamata Momuth (si legge Momat) che convoglia su di sé le follie, le ossessioni e la passione di fan assatanate/i pronti a tutto, ma proprio tutto . Eppure, quasi senza che Sua Maestà lo voglia, l’incontro con Jag e Fade accende il quadro del motore della sua storia personale. Imprecherete contro questo bellimbusto, ma vi farà anche ridere perché certi atteggiamenti son davvero esilaranti e molto altro.

Eppure scena dopo scena, capitolo dopo capitolo, sembra quasi tendervi un orecchio il vecchio Nef ; perché è come se ascoltasse le vostre lagne su di lui, insieme alla vostre critiche e consigli che non potrete fare a meno d’indirizzargli; si convincerà a poco a poco che sì, qualcosa sta cambiando. Peccato che fra l’assimilare una nuova concezione di se stesso e avviarsi nella giusta direzione, il nostro Nef inciampi più di una volta e, come si suol dire, muova il primo passo di danza per l’appunto sull’ultima nota di una canzone. Eh, già!

L’intreccio, come vi dicevo, è veramente interessante, perché tutto diviene chiaro in maniera graduale e di colpi di scena ne troverete a bizzeffe. Alcuni vi piaceranno, altri vi faranno pure soffrire. Di sicuro non vi annoierete e l’autrice vi permette di aver sempre la situazione sotto controllo. Gioca pulito in sostanza.

Dicevamo della partita di poker. Bene, alla fine, all’ultima mano, sembra proprio che qualcuno lassù in cielo, o là dentro nelle pieghe del libro, vi stia ascoltando e che finalmente vi stia regalando la mano vincente. Ed è una mano quasi perfetta, da non crederci. Ci son tanti modi di vincere una partita di poker, come ben sapete: un full, una scala, doppia coppia e così via. A voi che leggete sembra esservi toccata la migliore, quella dei vostri sogni. Mancherebbe solo una carta per completarla, ci siete andati vicini vicini e l’ultima, l’ultimo tassello è rappresentato da quella che estrarrete dal mazzo. Ve la passerà il banco, come da tradizione.

Voi l’afferrerete e l’accosterete alle altre, stringendo il vostro ventaglio fra le dita. Sarebbe stato perfetto, penserete contemplandole, mettendole sul tavolo e confrontandole con quelle del banco, il vostro avversario. Sorriderete anche se non avete vinto né la mano né la partita. Capirete infatti che in realtà era solo un sogno il vostro. Ne prenderete coscienza e accetterete la sorte avversa. È la vita: si vince e si perde.

Però, parliamoci chiaro: perdere è una sconfitta e fa male. Il solo pensarlo fa soffrire e nel momento della verità, quando stiamo per scoprire se ci alzeremo da quel tavolo da vincitore o meno, solo un bel sogno può aiutarci a darci la forza e il coraggio necessari per allungare la mano, prendere quella dannata carta e confrontarci con la realtà. È quello che accade in questo romanzo: né più né meno.

In fondo, certi giochi – o giuochi se preferite – son creati apposta affinché il banco vinca, ma non perché bari o v’inganni. Forse l’unica cosa da capire qui dentro è che a dispetto dei nostri sogni e dei nostri desideri esiste una logica e se questa venisse tradita, ne trarremmo molta meno soddisfazione di quanto invece ci toccherebbe se i nostri sogni fossero stati esauditi.

Qui, seppur in un contesto particolare, da ogni punto di vista ci tengo a sottolinearlo, vince l’intelligenza di chi non si è lasciato affascinare da una tentazione che avrebbe solo sciupato tutto; vince la coerenza della logica delle cose, vince la maestria nel sapersi destreggiare in una trama che non ha lasciato scampo a nessuno e per chi la legge, onestamente, ci può essere vittoria più bella di questa?

Perciò, oh voi che leggete, sedetevi a quel tavolo. Lasciate che @janefademerrick vi distribuisca le carte e fate la vostra puntata. Non si bara, sebbene prendendo posto a quel tavolo difficilmente qualcuno di voi ne avrà da perderci. Sembra impossibile, eh? Vi sfido!

Alla prossima.

Aris