Parole schizzate

Stralci dal romanzo con disegni ispirati.

la scelta


‘Vorrei essere il mare
vorrei disgregarmi in milioni di pezzi
e vorrei che ogni pezzo
si disperdesse nel mondo,
così che io possa vivere per sempre
ma senza soffrire come soffro adesso. 
Perché tutto quello che getti nel mare
prima o poi ritorna da te.’

Capitolo 15 – Fade out

fade le ceneri della fenice



L’uomo si rese conto che lei non viveva in quel mondo. Non era mai lì, né quando dialogava, né quando si concedeva, lei viveva in una gabbia di illazioni che si era costruita da sola, di catene mentali che la costringevano, era sempre col viso a fior d’acqua aspettando di affogare da un momento all’altro.

Capitolo 13 – Pagine di esistenza strappate alla vita



“Ad ogni modo – continuò – dobbiamo procurarti dei documenti, così eviteremo tutto questo casino in futuro. Ah, e visto che ci sei, perché non provi a spiegarmi perché te ne vai in giro brandendo coltelli da cucina e come ti sei procurata quel grazioso ricamo sulla coscia?”
“Mi è sempre piaciuto giocare con i coltelli” disse lei a risposta di entrambe le domande.
“La trovo molto eccitante.”
“La passione per i coltelli?” chiese divagando.
“La tua cicatrice. Devo dire che l’ho trovata strana al principio, ma poi mi sono proprio arrapato nel vedere un così violento sfregio sul tuo corpo così minuto.”

Capitolo 7 – Le cose che non sai di me


Cap. ILa rovinosa caduta, oltre ad un livido sul fondoschiena, la portò a trovarsi faccia a faccia con la causa del suo schianto: un bambino di circa 12 anni la fissava sbigottito con i suoi occhietti neri e rotondi.
In un primo momento le venne l’istinto di urlargli contro ma, osservandolo bene, ritornò sui suoi passi; quel bambino aveva un qualche cosa di inquietante e affascinante al contempo. Innanzitutto aveva i capelli color rosa, «cosa piuttosto strana per un bambino», pensò, tagliati in una dritta acconciatura a caschetto; secondo, era vestito in modo alquanto bizzarro: aveva una sorta di camice da dottore in miniatura che gli cadeva scampanato su dei pantaloni mimetici troppo larghi per lui, infine portava sulla testa degli occhialoni rotondi con le lenti rosse.

Capitolo 1 – Fade in


embarassing situation ‘Ancora una volta sono tornati.
Questi giorni di continue allucinazioni.
Come tanto anni fa, quando ero nel mio letto.
Il corpo bruciava e dentro la testa
sentivo quella specie di suono muto
e tutte quelle voci che mi chiamavano per nome.
E quell’immagine
di un cavallo bianco fermo nella sua corsa.
Ricordo lo zoom su un suo particolare
fino a che non diveniva tutto bianco.
E quelle voci che si moltiplicavano.
Voci di bambini.
E sentivo come se stessi impazzendo.
Volevo rispondere,
ordinargli di smetterla di chiamarmi
ma non potevo.
E oggi
sta accadendo di nuovo. Mi sento male e la testa mi duole.
Lo sento ancora, quel suono muto nella mente.
Ho paura. Non voglio dormire.
Non voglio incontrare di nuovo le mie passate allucinazioni.
Ma ora. Mi ricordo di qualcos’altro.
Una specie di affetto.
Mi ricordo di una mano che mi carezzava la testa,
mi ricordo di qualcuno che si preoccupava di mettermi un asciugamano bagnato sulla fronte
per contrastare quel fuoco che mi bruciava dentro.
Non riuscivo a vedere la sua faccia nel buio
ma sapevo che lei era lì.
Ogni notte,
ogni momento,
ascoltando il mio ansimare e i flebili lamenti.
Non lo ricordo
ma probabilmente piangeva per me tutte le notti
sperando in un futuro migliore per la sua ingrata figlia.
Lei era mia madre e ora non è qui con me.
Ma perché mai l’ho uccisa?’

Capitolo 8 – Una sorpresa inaspettata


Cap. XIV disegno di Giorgia Lanza

“Monella – disse cogliendola di sorpresa – non puoi continuare a vivere nel passato. Quello che ti hanno fatto, quello che hai fatto, sono cose che non possono per sempre condizionare la tua vita. Tu corri costantemente su in un binario parallelo aspettando che muoia, ma stasera devi vivere la vita in questo presente.”

Capitolo 14 – Persone come me non dovrebbero avere sogni
Disegno di Giorgia Lanza


neffen shawApprofittando dell’attenzione della ragazza focalizzata sui monili, Nef si era avvicinato pericolosamente. Si slacciò la catenina e la porse a Fade, la quale la prese notando l’effettiva pesantezza di tutte quelle cianfrusaglie.
“Sono le croci che porto al collo, letteralmente” disse lui trattenendo un mezzo sorriso e si avviò al solito bancone per versarsi qualcosa da bere.
Lei scrutò i ninnoli d’oro, d’argento e comune ferro. Scorse un teschio, una croce rovesciata, una medaglietta da soldato senza scritte, un monile con un serpente celtico, la chiave del privè e un’ala stilizzata. Non sapendo cosa fare entrò in silenzio e appoggiò gli oggetti sul tavolino basso davanti al divano.

Capitolo 5 – Pensieri in negativo


Cap. VII“Andiamo, sai meglio di me che fiumi di soldi possono aprire molte porte e chiudere altrettante bocche!”
Jag

Capitolo 7 – Le cose che non sai di me


 

by debora ferrettiLa ragazza non sopportava la sua esagerata sincerità e non aveva proprio voglia di rivangare quello che era successo fra loro. Oltretutto aveva perso il suo coltello, cosa che le procurava un’ansia fuori dal normale. Quel coltello significava molto per lei, vi era legata da un vincolo quasi sacrale. Era la “sua croce” per citare le passate parole di Nef.
Doveva recuperarlo a tutti i costi.
“Rivoglio il mio coltello” interruppe il silenzio.
“Cosa?”
“Torna indietro e fatti ridare il mio coltello!” ordinò. “Sei matta? – alzò la voce anche lui – Mi vuoi far tornare alla polizia a reclamare un oggetto sequestrato?”
“Fallo e basta!!”
Nef accostò furibondo ad un lato della strada e cominciò ad aggredire la ragazza.
“Si può sapere che merda hai nel cervello? Ti rendi conto dei casini che mi faresti passare? Per cosa poi? Perché tu possa continuare a scorrazzare di notte e minacciare altre persone?”
“Non sono affari tuoi!!” disse lei tentando di aprire la portiera della macchina, preventivamente bloccata.
“Sì che lo sono! Da quando sei in custodia sotto il mio fottuto nome, Jane Merrick!!”
“Non chiamarmi in quel modo!” urlò isterica e cominciando a battere i pugni sul vetro.
L’uomo l’afferrò per le mani tirandola a sé, cercando di fermarla “Fade! Calmati adesso! Ascoltami! – disse placando la voce e ammorbidendo la presa – Fade. Dimmi chi sei.”
La ragazza smise di agitarsi abbandonando ogni resistenza.

Capitolo 7 – Le cose che non sai di me
Disegno di Debora Ferretti

LE CENERI DELLA FENICE 2 – LIving hell

crossfade_resIl teatro era pieno di persone mormoranti che attendevano l’inizio del concerto, gli artisti di supporto erano già sul palco pronti ad iniziare, c’erano anche una mini orchestra di archi per accompagnare alcuni pezzi più ricercati. Le luci si spensero e partì un effetto sonoro sintetico, i fumogeni e i riflettori di fondo che delinearono le silhouette della band che entrava sul palco e si posizionava fra gli applausi, le urla e i fischi del pubblico in delirio.
Sullo schermo che troneggiava sopra il palco partì un videoclip di foreste in fiamme. Rosso e nero contrastanti dominavano lo schermo mentre tutto si sbriciolava in polvere sottile in corrispondenza del partire della prima canzone. Così era ‘Rebirth’, una canzone che parlava di distruzione, di perdite indelebili, ma anche di come tutto alla fine rinasce dalle macerie.

Capitolo 2 – Cross fade

drackrmeetcutSi voltò, attirata da una grossa macchina scura che stava parcheggiando proprio di fronte agli studi. Quando la portiera si aprì vide un bizzarro ragazzino dai capelli rosa e con degli occhialoni in testa, uscirne. Il giovane direzionò un’occhiata verso di lei prima che le guardie del corpo lo circondassero interrompendo il loro contatto visivo. Quasi trattenne il fiato, quel bambino l’aveva trafitta con uno sguardo serio, cupo, quasi di ammonimento e non ne era sicura, ma le sembrava che avesse un livido violaceo in volto; troppo poco era durato l’istante in cui avevano sostenuto gli occhi l’uno dell’altro, come la breve visione di un fotogramma messo in pausa durante un film, il quale, poi, era ricominciato a scorrere subito.

Capitolo 22 – Light Blue Line

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Contatti

Facebook: Jane Fade Merrick
email: janefade.merrick@libero.it

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