Pillole di self #6

Un articolo di È Scrivere mi ha fatto ricordare un argomento che avevo dimenticato di voler trattare, che si collega ai diritti d’autore delle immagini per le cover, cioè l’uso dei font.
Anche il font (tipo di carattere che si sceglie per la propria cover) è una prerogativa importante e da curare quando si imposta una copertina.

Amarsi Troppo Per Uccidersi

Per questa cover ho comprato la licenza del font =D

Per prima cosa bisogna scegliere un font che si colleghi stilisticamente all’immagine scelta e/o al genere del romanzo, in altre parole mettere un font di leziosa scrittura femminile su un libro di fantascienza non è proprio la scelta più azzeccata (anche se poi ci sono delle “eccezioni che confermano la regola” ma bisogna essere grafici di un certo livello per concedersi il lusso di azzardare accostamenti fuori dal comune).

Seconda cosa da curare è la leggibilità dello stesso in relazione all’immagine: cercate di non sovrapporre il testo alla fotografia per evitare confusione nella lettura, evitate fastidiose ombreggiature o tracce intorno al testo che invece di aiutare, complicano la decifrazione del titolo; in altre parole, cercate di rendere tutto il più “pulito” possibile (ancora una volta vi rimando a questo meraviglioso articolo dove sono listati alcuni orrori grafici da evitare).

Per farvi un esempio vi mostro le due cover della prima e seconda edizione del mio libro.

Nonostante il soggetto sia simile, l’effetto finale è molto diverso.
Per la prima cover, oltre ad aver “riempito” il background con un’immagine, avevo usato un carattere corsivo, ottenendo una grafica che, seppur moderna, era molto “anni ’90”. Nella riedizione, oltre ad aver eliminato elementi superflui, ho cambiato il font, con uno (a parer mio) più snello che, accompagnato da una grafica più minimalista, ha reso il tutto molto più moderno.

Come scegliere quindi il font perfetto? Credo che sia tutto merito di un certo gusto estetico innato; se pensate di non averlo, create la vostra cover e postatela su gruppi di lettura, sicuramente il giudizio di un pubblico vasto potrà aiutarvi ad andare nella giusta direzione.

serif vs sans serif

Fonte: Wikipedia

Dal punto di vista pratico vi consiglio di cercarlo su questo sito www.dafont.com.
Dafont è molto utile perché ha una comoda lista di caratteri divisi per genere (serif, sans serif, scrittura, effetto rovinato ecc…) ma soprattutto, per ogni font, segnala il diritto di utilizzo. Dovreste difatti cercare di evitare di usare font sotto licenza, specialmente se volete pubblicare un libro per venderlo, perché equivarrebbe ad usare una foto coperta da copyright. Non importa se il font è presente già sul vostro computer, non significa che ne possedete la licenza e l’autore (anche se difficilmente) potrebbe chiedervi di pagargli il dovuto a giochi fatti. (Per font più comuni tipo Times e Arial non credo ci sia questo problema, ma per altri meglio non rischiare.)
Ritornando a Dafont, quindi, per ogni font che propone è sempre presente la dicitura di usabilità, se scegliete font 100% free potete usarli anche per scopo commerciale e dormire sonni tranquilli.

Una parentesi dovuta vorrei aprirla sull’ingombro dei testi: ho visto parecchi libri self in cui il nome dell’autore è più grande del titolo. Ciò (a parere mio) non si dovrebbe fare.
Questa impostazione viene generalmente fatta con i grandi autori, coloro che riescono a vendere perché sono famosi, non importa che libro hanno scritto: il loro nome è sinonimo di una cosa che compreresti a priori. Usare questa impostazione alla pubblicazione del primo libro potrebbe far pensare che l’autore abbia un ego spropositato e, paradossalmente, far fuggire potenziali lettori.
Ricordo che l’umiltà è una dote sempre apprezzata in questo campo =D

Per finire la carrellata dei font vorrei aprire una parentesi sul povero e bistrattato Comic Sans. Tutti lo abbiamo usato almento una volta, in un testo, in una mail, per scrivere un titolo con un font che magari ci sembrava più allegro. Dovete sapere però che dietro a questo font è nato un “movimento” mondiale (non sto scherzando) di diffamazione, per cui se usi il Comic Sans per un qualsiasi tuo elaborato, può essere anche la nuova Divina Commedia, il tuo lavoro sarà considerato automaticamente privo di valore e nemmeno degno di venir letto. Incredibile? Assurdo? Sì, ma è così. I grafici di tutto il mondo si sono riuniti (per gioco o per pazzia) in una sorta di coalizione atta a considerare il Comic Sans un font “indegno”; la motivazione ufficiale è che “è stato usato così tanto che ha stufato” (mi domando allora perché non si riservi lo stesso trattamento al “Times New Roman”, ma vabbè). Quindi anche io non uso e sconsiglio l’uso di questo font, non tanto per unirmi al giochino, ma per non venire “tacciata” di incompetenza nel campo della grafica. A malincuore vi devo consigliare di non usarlo nei vostri elaborati.

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